Le Fate, esseri dotati di magici poteri, come gli Gnomi e i Folletti conservano incredibili ricchezze; vivono in ambienti naturali quali rocce, fonti, laghi e, data la loro predisposizione al bene, sono costantemente pronte ad aiutare qualcuno che si trova in difficoltà soprattutto se questo è un innocente perseguitato. Il loro principale potere è quello di cambiare repentinamente aspetto ma anche di cambiarlo ad altri viventi. Nell’immaginario collettivo le Fate sono dotate di animo nobile, di ali e procedono con andatura leggiadra, ma non è sempre cosi; esistono infatti anche fate orribili e deformi. Inoltre sono esseri primitivi che invidiano all’uomo il fatto di avere dei sentimenti, cosa che le Fate non hanno. 

Il termine “Fata” deriva dal gaelico “faunoe” o “fatuoe” che nella mitologia pagana indicano le compagne dei fauni; tale parola viene fatta risalire anche al termine “fatica” che nel medioevo era sinonimo di “donna selvatica”, ovvero di donna dei boschi, delle acque, e in genere del mondo naturale                                        D. Larkin, 1978


Secondo altre fonti invece, il nome fata deriva dall'altro nome latino delle Parche, che è Fatae, ovvero coloro che presiedono al Fato (dal latino Fatum ovvero "destino"). La fata è quindi un essere etereo e magico, una sorta di spirito della Natura.

La fata è una creatura leggendaria presente nelle fiabe o nei miti di origine principalmente italiana e francese, ma che trova comunque figure affini nelle mitologie dell'Europa dell'Est.

Nel medioevo le Fate erano anche indicate con il nome di “donnae nocturnae”, considerate portatrici di benessere, e oggetto di culti pagani in cui era molto forte il legame dell’uomo con la natura.

Con l’avvento del cristianesimo, la figura della fata viene rivista e reinterpretata secondo i precetti cristiani. Esse diventano quindi a seconda delle versioni angeli caduti, anime di bimbi non battezzati, morti pagani non abbastanza buoni per il paradiso nè a

bbastanza cattivi per l’inferno.
Tra il XII e il XIII secolo, nel periodo dell’Inquisizione, molte delle creature del folklore vengono demonizzate; è anche il caso delle Fate, che vengono assimilate alle Streghe. Nei secoli a venire la tradizione orale e artistica, come la letteratura per bambini e la pittura, ha messo in luce soprattutto lo spirito solare e altruista della Fata conducendo all’immagine moderna che ben conosciamo.


La tradizione italiana

Le fate italiane sembrano ereditare i loro poteri ed il loro aspetto da alcuni personaggi della mitologia classica, ovvero principalmente dalle ninfe e dalle Parche. Come le ninfe, esse sono spiriti naturali che hanno sembianze di fanciulla; come le Parche presiedono al destino dell'uomo, dispensando vizi o virtù.

Le prime fate appaiono nel medioevo come proiezione delle antiche ninfe, ma vengono per la prima volta ufficializzate verso la fine del medioevo e prendono l'aspetto classico delle dame dell'epoca, che

indossavano ingombranti copricapi conici (hennin) e lunghi abiti colorati. Man mano venne attribuita loro la verga (bacchetta) magica che possiamo ritrovare anche nell'Odissea (Circe).

Successivamente ogni favolista ha aggiunto particolari al loro carattere. Un bello spaccato di come sono le fate lo troviamo ne La bella addormentata sia di Perrault sia dei Fratelli Grimm ed ancora in Pinocchio, dove alle fate viene ufficialmente assegnato il colore blu, colore del sovrannaturale e della magia.

Per poter vedere le fate, non tutti i giorni sono buoni. C'è un giorno particolare, il 7 agosto, in cui le fate sono solite spostarsi da una collina ad un'altra; proprio durante questo loro viaggio è possibile incontrarle. Attenzione però, non lasciatevi incantare dallo splendore del loro mondo, ma limitatevi ad osservarle silenziosamente. Se provate ad avvicinarvi sarete prima avvertiti dell'incombente pericolo da strane voci, rumori sinistri, tempeste violente; se ignorate i loro moniti sarete soggetti a grosse sfortune, disastri, e addirittura potreste andare incontro alla morte.
Se non riuscite ad incontrare le fate, basta solo girare per nove volte intorno alla collina da loro abitata, in una notte di luna piena, per poter scoprire l'ingresso del loro mondo.
Nelle notti di luna piena la vetta del Monte Bianco risplende di bagliori dorati: sono le fate che giocano con palline d'oro, di berillo e di acquamarina. Le pareti delle caverne scelte dalle fate trasudano gocce dorate e l'intera cima del Monte Bianco è d'oro purissimo celato dai ghiacci perenni. In queste notti anche alle pendici del Monte Crivari, tra le valli di Susa e di Viù, è possibile osservare le fate giocare. Esse attraversano in un turbinio sfavillante la regione su

carri di fuoco guidati da bianchi destrieri seguiti dalle risa e dai canti dei folletti.
Nella Alta Val Venosta e nella Bassa Engadina tra le spaccature della roccia e del terreno sono nascosti i tesori delle Diale, bellissime fanciulle dal piede caprino: guai ad innamorarsene perchè sono imparentate con il demonio.

Gli apligiani della Val Geande di Lanzo raccontano che in alcune notti estive, particolarmente ricche di stelle, le fate scendono a danzare e cantare sui prati. Nessuno però osa uscire o guardare lo spettacolo, perchè il castigo sarebbe di precipitare in una profonda voragine.

Sul Monte Oe, in Sardegna, sorgeva lo splendido Palazzo delle Fate, 'Sas Fadas'. Queste bellissime creature fornite di ali ogni notte scendevano in paese e giravano tra le vie, entrando ogni tanto in qualche case, passando attraverso il buco della serratura. Se vi trovavano una persona che andasse loro a genio la svegliavano chiamandola tre volte, e la portavano con sè nel loro palazzo, nel quale venivano mostrate casse piene d'oro e pietre preziose; veniva quindi invitata a prendere ciò che voleva. Ma tutto ciò che quella persona avrebbe preso si sarebbe trasformato in carbone: sarebbe stato necessario tornare là di giorno con un rosario e gettarlo sul tesoro per poterselo assicurare.

Sugli abitanti di Issime, in Val d'Aosta, veglia una fata benefica, la Donna Bianca, che quando non può allontanare una sventura, avverte i pastori sui monti con lunghe grida desolate. È stata vista qualche volta, vestita di bianco, seduta sull'erba, ma se si cerca di avvicinarla scompare.
Gli inviti a visitare una colina delle fate devono essere vagliate con cautela: qualsiasi offerta di cibo o di bevanda va rifiutata, perchè potrebbe provocare una schiavitù perpetua. Queste e molte altre caratteristiche dell'esistenza sotterranea delle fate sono simili alle concezioni mitologiche sugli inferi, che hanno un Monarca onnipotente e in cui il più piccolo boccone rende i mortali incapaci di fuggire.


Alle fate è infine dedicato un racconto ambientato nelle colline fra Castrocaro e Faenza:


« Sotto Monte Sassone, accanto ai ruderi del castello della Pré Mora (Pietra Mora), nel banco dello spungone sullo strapìombo della voragine del rio della Samoggia, fra le colline a monte di Faenza e Castrocaro nella zona di demarcazione dell’antico confine fra la terra del Papa e quella del Granducato, sono scavate le quattro grotte delle fate (chiamate anche busa – buca - e camaraz – cameraccie). Questa pietra era un prodigioso palazzo, nei lontani millenni delle Fate che lo disertarono quando l’uomo non credette più alla poesia, ma vi lasciarono, pegno del ritorno, i loro magici telai d’oro, su cui l’anima tesseva le canzoni che nessuno sa più ! E perché l’uomo non ne facesse sua preda, confidarono la guardia dei telai a un biscione che sibila minacce e con un soffio precipita nella voragine le ladre scalate, quando mai tentassero le porte inviolabili. »

(L. de Nardis, La Piè, 1925.)

www.wikipedia.it e relativa bibiliografia

L'Aspetto delle Fate

La descrizione dell'aspetto delle fate varia di leggenda in leggenda, di racconto in racconto. Solitamente nell'immaginario collettivo le fate sono piccole creature con sembianza di donna , solitamente con braccia e gambe particolarmente lunge e sproporzionate rispetto al resto del corpo. Vi sono però molte descrizioni diverse dell'aspetto delle fate, ne riporteremo di seguito le più curiose.

Le fate sono tutte di sesso femminile ed hanno le sembianze di una donna non molto alta e molto gracile dalla pelle chiarissima, quasi perlacea. Il loro abbigliamento è quello tipico delle donne del XIV e


 

La Vita e i Compiti delle Fate

Le fate vivono molto a lungo, ed una volta che finiscono la loro vita non muoiono, ma si incantano nei propri palazzi dove restano per l'eternità (da Perrault).
Nonostante, quindi, possano raggiungere età molto avanzate, hanno la possibilità di mostrarsi sotto qualsiasi spoglia esse vogliano, che sia di bambina (da Collodi), di giovane o di anziana. Hanno infatti pieni poteri di trasformarsi in ciò che vogliono.

La nascita delle fate è avvolta nel mistero. Alcune ipotesi (anche se non avvalorate da nessuna fiaba o mito) ritengono che le fate siano prodotti spontanei della natura o anche che abbiano una madre comune, una specie di ape regina che le origina tutte.
Varie fonti letterarie (Basile, Calvino, Perrault ed altri) attestano che le fate abitano spesso in palazzi sotterranei molto lussuosi, accessibili solo da personaggi prescelti. Non è neppure raro che le fate sposino umani, i loro figli tuttavia raramente ereditano poteri.

Le fate sono esseri che hanno come compito quello di vegliare sulle persone come angeli custodi, quindi di dispensare pregi e virtù tramite le loro Fatagioni (Basile) e di proteggere i bambini, vengono infatti definite "comari" (o madrine nella accezione moderna) e si prendono cura di un figlioccio che viene o affidato loro dai genitori stessi, o viene da loro prescelto.
Spesso le fate scelgono il proprio protetto sottoponendolo ad una prova di carità, solitamente tramutandosi in mendicanti bisognosi.

La loro indole tuttavia non è univocamente buona. Oltre alla vanità ed all'egocentrismo che le distingue, sono fortemente permalose ed irascibili, un solo torto può scatenare la loro ira ed il loro dispetto può trasformarle in furie e può spingerle a lanciare maledizioni. Hanno quindi oltre ad un ruolo di premiazione anche un ruolo fortemente punitivo.

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